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Bike Hotel Terre di Casole: ristoro e assistenza su due ruote

15 ottobre 2018

Tra i fondatori e promotori del progetto Bike Hub, il Bike Hotel Terre di Casole è una delle strutture di accoglienza messe a disposizione dei cicloturisti che decidono di esplorare la Toscana a colpi di pedale.

Il progetto Bike Hub si configura sul territorio della Val d’Elsa come il primo progetto di cicloparco naturale d’Italia, consentendo ai cicloturisti di percorrere il paesaggio toscano affiancati da una rete di servizi e strutture dedite al turismo green.

Un itinerario di percorsi adatto a ogni specialità e, soprattutto, idoneo per qualsiasi tipologia di preparazione atletica, da quella del semplice amatore sino a quella più esperta.

Itinerari studiati per mountain bike, con una dettagliata cartografia e sentieri segnalati da una preziosa segnaletica; o la riproposizione di importanti tappe di fondo, adatte alle bici da corsa, dove cimentarsi su itinerari che prevedono distanze variabili a seconda della propria condizione atletica e del proprio tempo disponibile.

Non mancano inoltre gli itinerari e-bike, dove i cicloturisti possono concentrarsi sul paesaggio grazie a strade a bassissima densità di traffico e visitare il territorio della Val d’Elsa anche in modalità slow.

Bike Hotel: il “campo base” per ogni ciclista

Dislocata su l’intero territorio, la rete d’accoglienza offre soluzioni ottimali per curare la logistica e fornire ristoro e pernottamento a tutti i cicloturisti del circuito Bike Hub.

Il Bike Hotel Terre di Casole, tra i fondatori e promotori del progetto, rappresenta quello che nell’alpinismo si dice un “campo base”, ovvero una struttura autosufficiente dove trovare ristoro o “fare tappa”, concedendosi il pernottamento in vista degli itinerari del giorno dopo.

La collocazione sul territorio rende il Bike Hotel Terre di Casole ideale per fornire un punto d’appoggio stabile da cui partire per attraversare, mediante gli itinerari del Bike Hub, una parte importante della Toscana, tra le provincie di Siena, Firenze, Pisa e Grosseto, ritrovando ogni sera al rientro tutta l’accoglienza e la buona tavola della cucina toscana.

Orto di Casole

La cultura dell’orto dal Medioevo alla contemporaneità

21 settembre 2018

Gli orti costituiscono da sempre la materia prima a chilometro zero per le cucine di ogni epoca; grande protagonista dell’epoca medievale, l’orto contemporaneo è tornato ad assumere un ruolo centrale per la nostra cucina.

Uno degli angoli più incantevoli dell’Orto di Casole è il suo orto, punto di riferimento non soltanto nel nome societario, ma soprattutto della sua cucina, che regola la propria produzione e trasformazione delle pietanze in base all’orto stesso.

L’importanza dell’orto in cucina oggi è centrale per qualsiasi chef che voglia distinguersi per la qualità della materia prima; all’Orto di Casole l’orto interno risponde non solo a questa condizione, ma anche ad una scelta etica di utilizzare prodotti a km zero, per i quali l’orto ne rappresenta l’emblema più significativo.

L’orto del Medioevo

Nel Medioevo l’orto è il simbolo del passaggio dall’antichità alla modernità; evolutosi in hortus conclusus, ovvero in orti recintati da porticati o da mura all’interno di Abazie e Monasteri, l’orto è la principale forma di sostentamento delle “Fabriche” cristiane ove si proteggono e si traducono gli antichi incunaboli.

In questo periodo l’orto medievale risente della forte influenza del Giardino arabo, dal quale introduce, tra gli altri, la melanzana.

Dopo il 1492 e la fine del Medioevo l’orto diviene una parte marginale nella costruzione di una casa, di una villa, per scomparire dl tutto dalle attività esterne di frati e canonici.

L’espandersi dei mercati, con Venezia e con le Repubbliche Marinare prima e con le rotte per il Nuovo Mondo dopo, spostano la cura dell’orto verso un fine estetico, più che sostanziale; l’orto diviene una sorte di giardino privato dove poter apprezzare la bellezza, divenendo un luogo più incline al salotto che alla cucina…

L’epoca contemporanea

È soltanto in epoca contemporanea che l’orto è tornato a svolgere un ruolo centrale nello spazio di dimora. Le ragioni sono state diverse e rispondono all’abbassamento della qualità della materia prima offerta dalla grande distribuzione, grande protagonista del Novecento, con altre ragioni di stampo etico.

Ma soprattutto è cambiata l’alimentazione, con un ruolo degli ortaggi sempre maggiore nei menù di chef stellati e non; quello che un secolo fa era ancora il luogo dove le famiglie contadine coltivavano qualcosa per fronteggiare la fame e le carestie, oggi diviene il primo perno sul quale la cultura culinaria conserva le proprie origini.

L’orto del ristorante Orto di Casole ne è un esempio; non più chiuso tra mura come per l’hortus conclusus, ne confinato e nascosto sul retro della cucina, oggi l’orto si presta a divenire esso stesso il fulcro intorno al quale ruota buona parte della nostra cultura in cucina, raccontandoci il nostro passato e, grazie alla sua sostenibilità a chilometro zero, aprendo lo sguardo sul nostro futuro.

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Menù a km zero: la filosofia in tavola

11 settembre 2018

Il piacere della buona tavola non deve essere soltanto legata ai sensi, quindi estetico, ma deve anche importare un’etica che sappia coinvolgere anche gli altri elementi della filiera del cibo; i menù a km zero dell’Orto di Casole.

C’è una famosa frase dell’artista tedesco Ulay, che può adattarsi bene anche a tavola: “l’estetica senza etica è cosmetica.” Sicuramente il paragone può apparire forzato, ma non è lontano da quanto si sta facendo negli ultimi due decenni da parte della buona cucina. (altro…)