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Orto di Casole

Qui qualcosa bolle in pentola: proverbi della cucina toscana

4 Gennaio 2019

Esistono almeno due modi per conoscere davvero un posto e la sua gente: sedersi alla tavola o imparar i suoi proverbi. Ecco una breve carrellata di proverbi toscani che forniscono un primo “assaggio” di una lingua diventa specchio di una cultura.

La cucina toscana è da sempre uno degli elementi più caratteristici della sua terra, al pari della sua lingua, divenuta poi la lingua di tutti.

Non è un caso allora che proprio nei suoi proverbi la tradizione della cucina toscana ha trasmesso non solo un vero e proprio ricettario, ma soprattutto un modo di essere, di intendere la vita.

Antichi adagi che non invecchiano mai

Alcuni dei proverbi tendono all’accostamento del cibo come metafora per spiegare cose più complesse, rendendole così facili da comprendere, mentre altre volte si sofferma su determinati usi e usanze, quasi a voler trasmettere una cultura, quella della cucina toscana tradizionale, in ogni suo gesto.

Eccone alcuni da tenere particolarmente a mente, quando ci sediamo a tavola:

  • Baccalà, fegato o ova, più che coce e più s’assoda
  • Quando è poco pane in tavola, mettine assai nella scodella
  • Chi non carneggia, non festeggia
  • Pane di Prato, vino di Pomino, potta di Siena, cinci fiorentino
  • Olio, aceto, pepe e sale, fanno buono uno stivale

La forza di questi proverbi è nella possibilità di poter essere sempre letti in due differenti modi: come indicazione per la cucina toscana, e come viatico di vita; sino a comporre talvolta delle vere e proprie litanie con le quali si indica il corso delle stagioni per la terra e quelle della vita per l’uomo:

  • Gennaio zappatore, febbraio potatore, marzo amoroso, aprile carciofaio, maggio ciliegiaio, giugno fruttaio, luglio agrestaio, agosto pescaio, settembre ficaio, ottobre mostaio, novembre vinaio, dicembre favaio.

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